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«La ripresa asiatica sta precedendo di almeno due trimestri quella americana», spiega David Carbon, responsabile delle ricerche economiche e valutarie di Dbs a Singapore. NEW DELHI – A conferma del fatto che la ripresa mondiale è destinata a passare innanzitutto dalle economie asiatiche, ieri Thailandia e Taiwan hanno annunciato di essere uscite dalla recessione grazie a tassi di crescita del Pil superiori alle aspettative.
Nel caso di Taipei i dati relativi al quarto trimestre del 2009 hanno evidenziato un avanzamento del 9,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre Bangkok ha registrato un +5,8% rispetto al periodo ottobre-novembre-dicembre del 2008. Mercoledì sono attesi i dati sul Pil della Malaysia e, se saranno rispettate le aspettative degli analisti, anche in quel caso ci dovrebbe essere un ritorno al segno più, mentre la scorsa settimana Singapore ha annunciato di prevedere una crescita del 6,5% per l'anno in corso.
L'uscita dalla recessione di alcune delle principali economie esportatrici del Sud Est asiatico giunge in una fase che vede Europa e Stati Uniti ancora in profonda difficoltà e sottolinea la crescente importanza rivestita nella regione dai grandi paesi emergenti come India e Cina. Le esportazioni da Bangkok verso Pechino a gennaio sono cresciute del 94%, verso il gruppo di paesi dell'Asean composto da Singapore, Brunei, Malaysia, Indonesia e Filippine del 67%, mentre quelle verso Giappone e Usa solo del 16%.
«La ripresa asiatica sta precedendo di almeno due trimestri quella americana», spiega David Carbon, responsabile delle ricerche economiche e valutarie di Dbs a Singapore. Il presidente indiano Pratibha Patil ha detto lunedì al Parlamento di attendersi una crescita del Pil del 7,5% nel corso dell'anno fiscale che si chiuderà a marzo e un ritorno al 9% per l'esercizio 2011-2012. Goldman Sachs prevede che nel 2010 l'economia cinese si espanderà al ritmo dell'11,4%. Secondo Barclays Capital Research il dato trimestre su trimestre annunciato ieri a Bangkok (+3,6%) è il più alto da oltre un decennio. Si tratta di un risultato che poggia in larga misura sulla forte ripresa delle esportazioni dopo la crisi economica mondiale, e del turismo dopo la recente stagione di instabilità politica. Negli ultimi tre mesi dello scorso anno i visitatori stranieri sono stati 1,63 milioni, il 40,8% in più rispetto allo stesso periodo del 2008.
Sulla ripresa thailandese, che anche a gennaio è stata favorita dal livello di fiducia dei consumatori più alto degli ultimi 21 mesi, pesano però due incognite: una disputa su oltre 12 miliardi di investimenti industriali attualmente congelati nelle regioni orientali e una sentenza della Corte suprema, attesa per venerdì, circa il sequestro di due miliardi di dollari di asset dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra. Un pronunciamento contrario all'ex tycoon delle telecomunicazioni, ancora sostenuto da una parte consistente della popolazione rurale, potrebbe ripiombare il paese nel caos di un anno e mezzo fa.
Nel caso di Taiwan la recessione iniziata nel terzo trimestre del 2008 e dissoltasi nell'ultimo trimestre del 2009 verrà ricordata come la più dura del dopoguerra, mentre il dato annunciato lunedì è il più incoraggiante dal giugno del 2004. Anche in questo caso la ripresa non è dipesa dall'andamento delle economie mature. «La crescita è stata resa possibile dalla ripartenza delle economie della Cina e degli altri paesi emergenti della regione», spiega Shih Su-Mei, il responsabile della Direzione generale statistica.Sia nel caso di Taiwan che della Thailandia la ripresa registrata nell'ultimo trimestre del 2009 non è stata sufficiente a portare in positivo il dato annuale del Pil che nel caso di Taipei segna una contrazione del 1,9% e di Bangkok del 2,3%.
di Marco MasciagaFonte ilsole24ore.com
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