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Cooperazione Culturale, Breve storia della presenza Italiana in Thailandia I primi italiani che si stabilirono stabilmente in Thailandia furono i missionari gesuiti, che arrivarono nel 1700. La presenza italiana in Thailandia è atipica rispetto a quella dell’emigrazione italiana all’estero. A differenza dei nostri consueti flussi migratori nel mondo, qui si deve parlare unicamente di una “intellighenzia italiana” nel Regno del Siam costituta prevalentemente da personalità di elevato livello artistico-intellettuale che legarono la propria presenza alla modernizzazione del Regno durante la “epoca d’oro” del Re Chulalongkorn o Rama V (1868-1910). Invitati a Bangkok per un abile disegno politico perseguito da Rama V (l’Italia era preferibile ad altri Paesi europei in quanto priva di appetiti colonialistici in Asia, sostengono alcuni storici) o più verosimilmente per la passione concepita da questo per l’arte italiana ammirata nel corso di due visite di stato nel nostro Paese (1897 e 1907), la comunità di artisti, architetti ed ingegneri italiani vide gli albori della propria storia in questo Paese nel corso dell’ultimo decennio del 1800, preceduta dall’arrivo di un ufficiale del Regio esercito italiano, il Col. Gerolamo Emilio Gerini, che riformò l’esercito creando l’Accademia militare Siamese. Dopo Gerini, ricordato anche come eminente antropologo dalla Royal Scientific Society di Londra e fondatore della Siam Society (ancor oggi tra i maggiori centri di studi storico-archeologici del sudest asiatico in stretto rapporto di collaborazione con l’ISIAO), l’apporto italiano si manifestò parallelamente in campo ingegneristico-architettonico (progetti di opere pubbliche, edifici reali, ministeri, ferrovie, ospedali) ed artistico (decorazione di facciate, interni e monumenti). Personalità notevoli della “epoca d’oro” sono: gli ingegneri Carlo Allegri, designato dal re “Capo della Direzione Lavori Pubblici”, ed Emilio Gollo, che perfezionò un avveniristico sistema di costruzioni galleggianti sull’acqua; gli architetti Mario Tamagno ed Annibale Rigotti, Ercole Manfredi; i pittori Cesare Ferro, Galileo Chini e Carlo Rigoli; gli scultori Tonarelli e Novi affiancati da un ragguardevole numero di tecnici altamente specializzati che raggiunsero le 35 unità in servizio al Ministero Siamese dei Lavori Pubblici. Data l’epoca e l’importanza degli incarichi ricoperti da questi nostri connazionali, che le fotografie dell’epoca ci presentano in alta uniforme reale, non è fuor di luogo immaginare che l’italiano fosse lingua diffusa negli ambienti ufficiali. Le conseguenze della Prima Guerra Mondiale ebbero l’effetto di ridurre la comunità italiana in termini di numero, anche se non di cifra artistica. Agli inizi degli anni ’20 risale, infatti, l’arrivo dello scultore fiorentino Corrado Feroci, l’artista italiano di maggior carisma in questo Paese. Feroci, che più tardi adottò il nome siamese di Silpa Birasri (maestro d’arte) creò l’Accademia di Belle Arti di Silpakorn e costruì i maggiori monumenti religiosi, reali e civili, che adornano Bangkok. Fra questi il Democracy Monument, posto al centro di un viale di palazzine di linee razionaliste che rievocano il Foro Italico a Roma, il Victory Monument, il grande Buddha Puthamonton e le sculture di Rama I e Rama VI. Il 15 settembre d’ogni anno la Silpakorn University, l’accademia di Belle Arti da lui creata, celebra l’anniversario del suo fondatore con una cerimonia assai vicina ad una divinizzazione dopo la morte, che avvenne nel 1962. Con Feroci si conclude l’epoca prestigiosa degli italiani in Thailandia, di cui l’epigono in campo economico-commerciale fu Giorgio Berlingeri, che diede vita al colosso industriale Ital-Thai, tuttora in attività, e restituì alla gloria d’un tempo l’Oriental Hotel. Argomento fedelmente riprodotto e tratto dal sito Ufficiale dell' Ambasciata d'Italia a Bangkok Informazioni interessanti al riguardo di Italiani illustri gia' menzionati sopra
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