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Phuket, i fantasmi dello tsunami ultimo incubo dei superstiti PDF Stampa E-mail
Scritto da MASSIMO DELL'OMO - La Repubblica   
Tuesday, 11 January 2005

Nell'isola la gente dice di sentire la presenza dei morti spargono il loro dolore, profezia di nuovi disastri. 

PATONG - Inutile cercare. Inutile scrutarsi attorno o guardarsi alle spalle: noi non li vediamo. Ma loro sì: li vedono e sentono le loro voci lontane che invocano aiuto. Sono i fantasmi dell'isola di Phuket. Spiriti giovani strappati troppo presto alle loro vite dallo Tsunami. Non si rassegnano, chiedono di tornare.

Restano attaccati, come pesanti fardelli, alla persona che avevano più cara. Spiriti che non hanno cibo e fiori e bastoncini di incenso per affrontare il lungo viaggio verso il paradiso di Sawaan: su questa terra devastata non è rimasto nessuno della famiglia che lo possa fare. Si aggirano ovunque, e appaiono e spariscono, spargendo intorno il loro implacabile dolore come profezia di nuovi, imminenti disastri. Così al grande tempio di Wat Chalong, tra fumi, profumi e tintinnar di campanellini, è un pellegrinaggio di massa per offrire doni a Budda, ricoprire di foglioline d'oro le statue dei grandi monaci, acquistare amuleti affinché quella folla mormorante di anime possa incamminarsi sulla via della pace.

Bua Chang Tongkam, ad esempio, non sa come liberarsi dall'ombra di Boonsong, il suo più caro amico, quello che l'ha salvata dalle onde. Ha quindici anni. Ha perso l'intera famiglia.

Vive in una casa di rifugiati a Ratchada, un quartiere di Phuket Town. La mattina del 26 dicembre era andata alla scuola di Karim Beach per assistere ad una partita di calcio. Quando l'acqua è arrivata, Boonsong l'ha issata sull'alto piedistallo di cemento che regge la bandiera nazionale. Sono rimasti lì tre ore, aggrappati all'asta, stretti l'uno all'altra. Quando, alla fine, l'acqua è defluita loro erano lì, vivi. Ma Bua non riusciva a convincere il suo amico a scendere dal piedistallo: "Non posso", diceva. "Non posso", ripeteva. E, intanto stringeva forte la mano di Bua, come lei stringeva forte quella di Boonsong. Solo dopo, quanto tempo Bua non sa dirlo, il ragazzo è scivolato a sedere sul cemento e lei ha visto: aveva un paletto di ferro piantato in un polmone. E arrivavano i soccorsi e i genitori correvano intorno a cercare i propri ragazzi, nessuno badava a loro. Sono rimasti così, stringendosi la mano fin quando Boonsong è morto. Anche medici sono arrivati, e infermieri. Li hanno visti. Hanno cercato di calarli giù. Ma era impossibile dividere le due mani. Allora un medico ha parlato a lungo con Bua. L'ha convinta a lasciare Boonsong. Ma non era possibile. Il ragazzo stringeva ancora. E il medico ha parlato dolcemente anche a lui che era morto dicendogli che la ragazza era salva, che poteva lasciarla ora. Tanto, tanto tempo ancora, racconta lei. Si interrompe, come se piangesse senza lacrime e senza suoni. Infine Boonsong ha lasciato la sua mano.

Lei è stata portata in questa casa di accoglienza e la mattina va nel piccolo municipio di quartiere a lavorare sulle pratiche delle persone scomparse. Ma fa fatica ad alzarsi dal letto. Fa fatica a camminare, fa fatica per qualsiasi cosa. Qualche giorno fa un monaco l'ha fermata. Non la conosceva né sapeva niente di lei. Le ha detto che un'ombra, un'ombra evidente, si sorreggeva alle sue spalle: un'ombra che non voleva staccarsi da lei. Bua non ha soldi, non ha niente, ora. Anche i vestiti che ha addosso glieli hanno prestati. A lei, oltre ai suoi quindici anni, è rimasta solo l'ombra di un amico.

Fantasmi, ancora fantasmi. Provate voi a prendere un taxi o un tuk-tuk, di notte, da Karon Beach a Patong. È difficile trovare qualcuno che si arrischi. A metà strada c'è il laghetto di Klong Nonghan. Sta a monte, oltre il lungomare. Dentro c'è finito di tutto: auto, motorini, mobili. E corpi. Lo hanno quasi svuotato, ma acqua ce n'è ancora molta. Là sotto, forse, altri cadaveri. Ora qualsiasi tassista di Phuket è in grado di assicurarvi che, passando di là, si sentono molte voci che gridano aiuto. Sono voci che parlano in thai, ma anche in lingue occidentali. E non rimangono lì. Ti seguono nella notte, invocando di continuo di essere portate in salvo. Così, dopo essere passati da Klong Nonghan, per molte notti di seguito, le voci rimangono, si annidano nella casa, non fanno dormire. Diventano un'ossessione. Fioriscono i tempietti in miniatura davanti alle abitazioni. Taxi e tuk-tuk sono ricoperti di medagliette di Budda e monaci famosi, ognuno secondo il suo stile e i suoi gusti.

Ma Kittisak Kittiyachotipakorn, 40 anni, ha fatto di più. Ha montato sul suo veicolo un vero e proprio scacciafantasmi. È un arco di rame, che va da una fiancata all'altra del tuk-tuk, alle cui estremità sono appese due grosse medaglie di Budda. Non vuole più cadere nei tranelli degli spiriti che, qualche giorno fa, si sono presi gioco di lui. Stava portando due ragazze thai alle loro case quando ha visto sette turisti occidentali, con i loro bagagli, fermi in mezzo alla strada. Volevano andare all'aeroporto. Lui ha detto che sarebbe tornato subito dopo aver accompagnato le sue due clienti. Così è stato. Ha caricato i sette turisti e li ha portati - un'ora abbondante di viaggio - all'aeroporto. Una volta arrivato, i sette turisti non c'erano più. Il suo caso è finito sul giornale Seant Thai con tanto di foto che mostra il suo apparato scacciafantasmi. Sarà in grado di avvertirlo, tramite le vibrazioni del filo di rame quando gli spiriti si avvicinano. Perché ora, dice, lui non sa più che cosa sia vero e che cosa sia scherzo di fantasmi.

All'uscita del tempio di Chalong i thai comprano delle piccole gabbie di bambù con dentro due o più uccellini cinguettanti. Basta sciogliere un fiocco che tiene l'intreccio di bastoncini per liberare gli uccellini. Restituire la vita e la libertà ad un essere vivente è una maniera per rendersi felici.

Ma, soprattutto, per acquisire meriti presso Budda. Il quale, a sua volta, libererà forse l'isola di Phuket dai fantasmi dello Tsunami.

MASSIMO DELL'OMO - La Repubblica

 

 

Ultimo Aggiornamento ( Tuesday, 27 November 2007 )
 
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